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Nato
all'inizio dei '60 sul litorale veneziano, vive e cresce a
Jesolo, tra estati caotiche e inverni densi di solitudine
amata e cercata. Da ragazzo fonda band di rock e di blues,
a cui ben presto preferirà una vita ed un'attività
musicale più da "menestrello" che lo spingerà
verso viaggi e vagabondaggi europei densi di mappe, diari
e di "concerti" in piccoli locali o anche in fermate
di qualche stazione metropolitana. Tra Dylan, Young, Browne,
nascono le prime canzoni in cerca di quella fusione tra rock
e poesia che a poco a poco prende forma, mescolandosi ad un'esistenza
fatta di musica, lavori saltuari e studi universitari. (Massimo,
oltre agli studi musicali, si laureerà pochi anni dopo
in Storia Contemporanea all'Università di Ca' Foscari,
a Venezia).
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Trasferitosi
qualche anno dopo a Milano, firma con Warner Music e pubblica
alla fine dell'88 il primo album, intitolato "San Valentino".
Il disco, registrato a Londra, ottiene un successo importante,
la titletrack diventa una hitradio ed arriva fresca, istintiva
ed energetica, sull'onda di una sintesi tra rock mainstream
e canzone d'autore, lungo una strada assai poco battuta, all'epoca,
in Italia.
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Un
" primo viaggio" a cui tuttavia non mancano ombre,
che racconta così:
"
In
realtà ero spesso a disagio. Rimanevo un musicista
solitario, un introverso che doveva fare il giro delle televisioni
a raccontarsi, senza aver mai l'occasione di poterlo realmente
fare. La quantità di successo non era mai stata la
mia misura del mondo o della vita. Ero contento dell'album,
nonostante produzione e discografici avessero fatto del loro
meglio per ammazzarmi la voce, ma mi girava tanta gente intorno
senza che io capissi bene cosa volesse da me. Tuttavia, incidere
dischi e far concerti era quel che desideravo fare
".
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Arriviamo
al '90, esce "Nessuna Resa Mai". Un album splendido,
magico nella sua essenzialità, volutamente senza alcun
artefatto, con suoni rock "stoniani" e commistioni
etniche nei posti giusti, senza echi o effetti inutili, con
musicisti di prim'ordine quali ad esempio due pezzi di PFM
come Flavio Premoli e Lucio "violino" Fabbri e dove
spiccano brani come: "Angel", "Storia di Jerry"
e quel "Nessuna Resa Mai" che diventerà in
breve una frase chiave nella poetica di Massimo. Il disco
si avvale della straordinaria produzione artistica di "Little"
Steven Van Zandt, celebre chitarrista e coprodutttore di grandi
album di Springsteen nonché, all'epoca, artista simbolo
nella lotta contro l'apartheid ("Sun City"). L'album
ottiene risultati importanti, non solo in Italia ma anche
in molti altri paesi europei.
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"
Ero
in studio con le canzoni del disco, un comune amico mi disse
di spedirle a Steve e così feci. Dopo qualche giorno
mi chiamò e mi disse "sarei orgoglioso di produrre
questo album". Così passammo un paio di mesi ad
inciderlo, lavorando insieme a disegnare suoni "naturalmente"
rock, essenziali, come tra l'altro si stava tornando a fare
negli Stati Uniti, recuperando quei'70 che avevano tracciato
molte strade maestre. Ogni giorno a suonare e a cercare il
massimo, chiudendo le notti con sorrisi e vino buono. Poi
registrammo video e speciali per varie televisioni, ma tutto
era così naturale, così "semplicemente
naturale" come la reciproca grande stima e l'affetto
che in quel periodo ci legava".
Finisce
il legame con la Warner."
Discograficamente, con
quel che era successo, potevo firmare con un'altra multinazionale.
Ma non era quel che volevo. Il gran capo della Warner mi aveva
detto, più o meno: "Puoi
restare con noi, ma le nostre priorità sono altre.
Vuoi fare dischi come credi tu ma nonostante i tuoi bei risultati
non sei diventato una star ed è questo che ci interessa.
Puoi restare oppure te ne puoi andare e io avrò vinto
lo stesso. Se diventerai una stella diranno che sono stato
bravo a scoprirti, se non lo diventerai diranno che ho avuto
ragione a lasciarti
"
Mi ero sposato e stava per nascere mio figlio. Pensai che,
oltre alla mia gente, comunque tanta, avrei dovuto un giorno
spiegare e far sentire i miei album anche a lui. Avevo una
sola anima.. ".
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Esce
così nel '92 "Rock in Italia" (Dsb/Ricordi)
dove Massimo interviene in prima persona anche nella produzione
facendosi affiancare in alcune canzoni da Massimo Bubola,
valido autore e cantautore. Il disco, che successivamente
verrà pubblicato anche in Giappone, conferma il carattere,
il respiro e la sonorità internazionale dell'artista,
con singoli importanti come "Solo come Te" e la
stessa "Rock in Italia". Passa un po' di tempo.
Tra il '94 e il '98 escono due album intitolati rispettivamente
"Non Mollare" e "Priviero". Sono due lavori
apparentemente lontani tra loro: nel primo è privilegiata
la dimensione più rock, chitarristica, con tratti vocali
spesso aspri, "feriti", a volte volutamente monocordi,
con canzoni che lasciano il segno come "Giustizia e Libertà",
"Addio Italia", "Non Mollare". Nel secondo
è invece evidenziata di più la parte poetica,
diciamo cantautorale, dove la raffinata produzione artistica
di Lucio Fabbri può affiancare al meglio la vena di
Massimo che si dirige maggiormente verso le ballate, spesso
di grande struggimento esistenziale come "Grande Mare"
e "Nordest". "
.Erano
anni strani, cercavo costantemente un maggior equilibrio nella
musica che suonavo e scrivevo, ma anche nella vita che facevo.
Quei due dischi sono il risultato di questo. Era come se mi
sentissi tirare da una parte e dall'altra continuamente. Come
se un giorno ti svegli e pensi che per te è meglio
andare a sinistra e il giorno dopo che è meglio il
contario. E' durato per anni
Un giorno pensi di aver
sbagliato tutto e quello dopo che hai fatto tutto bene. Com'è
spesso, e come per tutti, fai cose giuste e cose sbagliate.
Cresci. Ti alzi e poi cadi e ti rialzi. E a volte scrivi bene,
altre male..".
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Sempre
in equilibrio tra rock e poesia, Priviero pubblica nel
2000 "Poetika", un album spaccato in due tra
i sei inediti che vi compaiono e le riletture di alcuni
suoi classici. Spicca nel disco soprattutto una ballata
di grande emozione poetica intitolata "Fragole
a Milano", davvero un piccolo gioiello di poesia
di strada. In ogni caso, a fare da sfondo a questo periodo,
è comunque soprattutto l'attività live
davvero intensa. Massimo in carriera aveva negli anni
alternato periodi di forte presenza sui palchi ad altri
di voluta lontananza. E l'attività live l'aveva
visto in passato dividersi tra tour suoi e incroci anche
con grandi nomi internazionali come ad esempio David
Crosby.
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Nel
2003, esce "Testimone" (Edel). Un grande lavoro,
di vera sintesi tra rock, blues, ballate, in un continuo succedersi
di chiaroscuri, dove la scrittura e la vocalità trovano
equilibri sempre più elevati ed emozionanti. Si afferma
sempre più il desiderio di raccontare storie "dalla
parte di chi non ha niente" e di essere, nella musica
come nella vita, proprio il testimone di questa gente, magari
scavando sempre più nella storia d'Italia e sfociando
in canzoni di valore assoluto come "Nikolajevka",
emozionante lettera d'amore di un soldato dal fronte russo.
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A
completare benissimo il percorso, arriva poi nel 2006 "Dolce
Resistenza" (Mbo/Universal). L'album arriva come compimento
perfetto di un viaggio musicale che ha ormai alle spalle tanti
anni di incisioni e di concerti. Le canzoni, la scrittura
ed il suono sono arrivate a piena maturazione. "Dolce
Resistenza", "La Strada del Davai", "Spari
nel Cielo", il recupero di un Tenco d'annata ritrovato
nel suo testo originale ("Ciao Amore Ciao/Li Vidi Tornare"),
disegnano una strada di ideale completamento con quella iniziata
nei primi album. Da sottolineare, oltre al valore di musicisti
ed ospiti che compaiono, l'ottimo lavoro di affiancamento
nella produzione artistica del chitarrista Alex Cambise.
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I
concerti si susseguono numerosi e sempre ad alto tasso
emozionale, esaltando soprattutto la forza vocale di
Massimo che alcuni critici giudicheranno come la migliore
del rock d'autore italiano. Lontano per sua scelta da
premi, concorsi e adunate, questa volta accetta l'invito
a partecipare come ospite in occasione della serata
finale del Premio Tenco."
E'
come se gli ultimi due album siano i figli grandi dei
primi, come se si andasse a chiudere un cerchio ideale..il
ragazzo di allora diventato uomo, il menestrello che
ha armato e reso più solida la sua chitarra,
più profondo il suo fiato e forse più
chiara la sua penna
".
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E
proprio per ritrovare lo storyteller di strada, per tornare
a dove il viaggio era iniziato, esce infine nel 2007 "Rock
And Poems" (Universal). E' un omaggio, una rilettura
e spesso anche un "ribaltamento" di grandi classici
dei '60 e dei '70. Da Dylan, a Waits, da Springsteen a Fogerty,
scegliendo canzoni che avessero come matrice comune proprio
quella fusione di rock e poesia che sono il tratto caratteristico
anche dell'artista italiano. Un album che ottiene riscontri
felici e risultati sorprendenti, ben lontano dall'idea di
un disco di cover e tra le tante cose vincitore come disco
italiano dell'anno del referendum di un prestigioso magazine
musicale italiano. "
Per me è stato come risuonare le canzoni che facevo
da ragazzo e che ogni tanto infiliamo nei concerti. Era un'idea
un po' folle, ammetto, quella di confrontarsi e mettere le
mani su dei grandi classici. Non puoi far altro che renderli
"tuoi" il più possibile. Ma in qualche modo
lo dovevo al menestrello che da molte di quelle canzoni, tanti
anni prima, era partito".
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Nel 2009 esce "Sulla Strada". Alcune delle canzoni
più significative di una carriera ventennale vengono
reincise, reinventate, ovviamente ricantate, e vanno a scrivere
proprio un'ipotetica lunga strada che parte da "San Valentino"
e che arriva fino a "Dolce Resistenza", arricchendosi
di inediti come "Bellitalia", rock e arrembante,
"Volo" ballata solo apparentemente acustica e riflessiva
ma in realtà ricca di un crescendo davvero emozionante,
fino ad "Addio Alle Armi" che chiude al meglio questo
nuovo capitolo. Proprio l'emozione, insieme all'energia, alla
forza poetica e alla grande caratura vocale di Massimo contraddistinguono
davvero al meglio tutto il nuovo lavoro ed il nuovo viaggio
dell'artista, ancora una volta fatto di vero rock e di vera
poesia.
Sulla Strada è stato presentato il 28 marzo
2009 al concerto evento tenutosi al Rolling Stone
di Milano, dove tutti i fans del rocker si sono radunati per
festeggiare i primi 20 anni di carriera.
Nella primavera del 2010 esce "Rolling Live" (Universal),
il primo CD e DVD ufficiale dal vivo, registrato durante il
concerto al Rolling Stone. L'album contiene tre inediti. Lettera
al Figlio è ispirata dalla famosa poesia di Kipling
( "If"). Come succede con la poesia così
anche la canzone si muove su un unico modulo che progressivamente
si alza per tonalità e intensità di voce e per
progressione di strumenti nellarrangiamento. Altro inedito
è Vivere, con l'espressione di una necessità
rock di energia e di quell'umana resistenza che
spesso contraddistingue la produzione dell'artista. Musicalmente
è caratterizzata da un modo di procedere molto in tensione
dallinizio alla fine e, strumentalmente, dalla presenza
di un riff di sitar che va ad incastrarsi con il muro di chitarra.
Infine, Splenda Il Sole, una ballata che si srotola
come un mantra e che acquista energia e spiritualità
lungo la sua strada. Dedicata alla memoria di Alexander Langer,
uomo forte e fragile, che spese la sua vita in battaglie di
vera pace e di vera giustizia. Contemporaneamente all'album
viene pubblicata una biografia, "NESSUNA RESA MAI la
strada, il rock e la poesia di Massimo Priviero" (Matteo
Strukul/Meridiano Zero), confessione a cuore aperto in cui
il cantautore racconta, uno dopo l'altro, i capitoli più
affascinanti della sua avventura artistica.
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"
Come
ti dicevo, non ho mai considerato il successo una misura del
mondo o di una carriera. L'ho avuto e non l'ho avuto. Non
ho mai inseguito, che ne so'.., giornalisti, discografici,
televisioni e compagnie di giro. Non sono "furbo",
né abile in pubbliche relazioni. Ma questo è
quel che sono, nella vita e negli album che faccio. Non è
neanche solo un discorso di voluta coerenza. E' quel che sono.
Poi ognuno ovviamente può scrivere quel che crede e
una radio può suonare quel che vuole
. Per esempio,
spesso racconto il mio paese sentendomi profondamente italiano
e ugualmente vivo come così lontano tanto di quel che
accade, tanto più nel mondo musicale
Il rock e
la poesia sono la mia vita. Il resto viene dopo. E forse sono
anche un piccolo pezzo della vita di chi mi segue. Questo
è tutto, per me. La mia strada riesce ancora ad essere
salda. Gli occhi della gente che vedo ad un concerto mi entrano
ancora dentro l'anima e a volte sono simili a quelli del ragazzo
che tanti anni fa se ne andava in giro con la sua chitarra,
le sue mappe e i suoi quaderni. La mia strada
il rock,
la poesia
legata passo dopo passo a un'idea di umana
resistenza a cui sono molto legato. E che ha ancora forza
e fiato per fare il suo viaggio...".
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